sabato 31 dicembre 2011

Stéphane C.

Stéphane Charpentier è nato il 3 gennaio 1976, tre anni esatti prima di me. Io in genere non credo alle coincidenze astrali, ma indubbiamente nei nostri discorsi è trasparsa una somiglianza d'indole che ci vede entrambi immersi nell'introspezione, a tratti stancamente provati dallo scontro con una realtà lontana dal nostro temperamento. Conosco questo fotografo da qualche mese, abbiamo in comune gli insegnamenti di Petersen e l'influenza di Ackerman, di cui è amico.
A Stéphane non piace parlare apertamente di sè e quando lo fa è spesso più per velate intenzioni che per enunciati definiti. Anche nella scelta delle immagini predilige quelle che non consentono una precisa identificazione dei luoghi o delle situazioni: per lui il fulcro della fotografia è l'evocazione di un vissuto che ha una natura e un significato diverso a seconda di chi guarda. Nelle sue parole:

"La mia fotografia si basa sull'idea che la realtà sia una struttura ambivalente, una frontiera mentale tra le cose. Un confine indefinito che separa il concreto dall'astratto, la materia dall'invisibile. E' anche un modo per descrivere in modo poetico il conflitto interiore del nostro spirito tra il quieto e l'animalesco, tra la luce e il buio."

Luce e buio, bianco e nero: Stéphane utilizza solo pellicola monocromatica, molto contrastata e sgranata. Ogni immagine racconta una storia a sè, piena di vita e di morte nello stesso tempo. Sono foto orribili, umane, viscerali, persino spettrali, non collocabili nel tempo e nello spazio.
Guardatele a schermo intero e volume alto, ed entrate nell'immaginario di Stéphane: un mondo dove smarrirsi e ritrovarsi, in una dimensione onirica e misteriosa.


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Stéphane Charpentier was born January 3, 1976, exactly three years before me. Usually I do not believe in astral coincidences, but undoubtedly our discussions highlighted a similar nature, being both immersed in introspection, sometimes wearily exhausted by the confrontation with a reality far from our temperament. I know this photographer from a few months, we share the teachings of Petersen and the influence of Ackerman, with whom he is friends.
Stéphane does not like to talk openly about himself and, when he does, it is often through veiled intentions rather than defined statements. Even in the choice of images he prefers those which do not allow a precise identification of places or situations: for him the focus of photography is the evocation of an experience that has a different nature and meaning depending on the beholder.
In his words:

"My photography is based on the idea that reality is an ambivalent structure, a mental frontier between things. An undefined border separating concrete and elusive fields, materiality and the invisible. It's also a way to describe in a poetical way our soul's inner struggle between peace and animality, between light and darkness."

Light and darkness, black and white: Stéphane uses only monochrome film, highly contrasted and grainy. Every picture tells a story in itself, full of life and death at the same time. They are horrible pictures, human, visceral, even ghostly, not identifiable in time and space.

Look at them in full screen and volume, and enter the imaginary of Stéphane: a world where one can lose and find themselves in a dreamy and mysterious dimension.

1 commento:

  1. dopo aver guardato un po' di foto son andata sul CV cercando a colpo sicuro un workshop con Ackermann...e infatti...bravo comunque.
    L.

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