sabato 24 luglio 2010

Lettere dal TPW #7

Questa è l'ultima "lettera dal TPW", anche perchè sto barando dato che ormai sono a Roma... Ma voglio chiudere con una bellissima immagine scattata da Marco C., caro amico e compagno di avventura anche in Toscana. Con la mia passione stretta in mano, inondata dalla stessa luce che sentivo dentro.

Lettere dal TPW #6


Sono sul treno Chiusi-Roma, di ritorno dal TPW al mondo XYZ, che ora guardo in modo del tutto diverso perchè ho nell'anima una quarta dimensione. Le mie gambe sono piene di graffi, i miei piedi punzecchiati dai rovi, la mia pelle riscaldata dal sole, le mie scarpe ricoperte di briciole di Toscana. I miei vestiti hanno ancora il sapore degli abbracci di un folto gruppo di nuovi amici, il mio computer custodisce gelosamente il frutto del "sangue" scorso in quest'ultima settimana, delle risate e dei turbamenti, delle mille parole condivise almeno venti ore al giorno con i miei compagni di viaggio. Tutto ciò che ho vissuto in Toscana mi risuona dentro con la potenza di un impianto da stadio. Ho visto il bianco della luce e il nero delle ombre, assaporato il dolce di un sorriso e il salato delle lacrime, affondato i piedi nella terra umida e librato le braccia nel cielo.

venerdì 23 luglio 2010

Lettere dal TPW #5

Stamattina riunione finale per tirare le somme del progetto che verrà proiettato domani sera insieme ai lavori degli altri 44 partecipanti al TPW. Per giorni ho avuto in mente una precisa storia da rappresentare, ma da ieri mi è venuto il prurito di ritornare ad un'idea cui avevo accennato anche qui. Stamattina ho parlato a Settimio della cosa e l'ha trovata molto interessante, così insieme abbiamo trovato un codice di rappresentazione. La storia era quindi già dentro di me, andava solo tirata fuori con un certo coraggio. E' personale, intima, forte. Il titolo è ancora da definire e presto la copy che è in me lo partorirà: ha a che fare con la presenza di un'assenza.
Ho scattato per circa un'ora e mezza alla "Quercia", location di cui ho già parlato, e non ho idea di come dirò ai miei genitori che ho fotografato una donna che fa l'amore con l'ombra dell'uomo che ama e che è fisicamente lontano da lei. Lei sente la sua presenza, lo può persino toccare, desiderare. E di fronte a questa consapevolezza si mette completamente a nudo in un luogo-non-luogo dove si possono incontrare nell'immaterialità di un sogno, di una sensazione.
La mia bravissima modella da giorni indossa l'anello di diamanti che non tolgo mai, lasciatomi da mia nonna, e che ho voluto darle temporaneamente a inizio settimana per suggellare il forte legame che si è creato tra di noi e che senza dubbio proseguirà quando torneremo a Milano. Mi ha dato tantissimo di sè, ci siamo aperte reciprocamente e ci lega un affetto inspiegabilmente commovente. L'ombra era invece interpretata da Giorgio, assistente di Settimio e splendida persona che ha saputo dirmi parole che avevo bisogno di sentire.
Alla fine dello shooting sono filata in limonaia a scaricare le foto. Selezione di massima, ancora da tagliare fino ad un massimo di 15 foto, postprodotte al volo in bianco e nero. Sono rimasta senza fiato. Hanno una potenza incredibile e allo stesso tempo una delicatezza e una tenerezza disarmanti. Lusinghieri apprezzamenti sui miei lavori della settimana sono arrivati anche da due grandi, Franco Pagetti e Gabriele Rigon. Quest'ultimo da ascoltare letteralmente per giorni, ha storie da vendere - e in effetti è ciò che fa...

Ho già malinconia per la fine incipiente di questa settimana toscana, che ho vissuto letteralmente in ogni suo momento e che mi ha dato molto di più di ciò che mi aspettavo.
Per fortuna non è ancora finita... domani sera grandi emozioni con la proiezione finale!

giovedì 22 luglio 2010

Lettere dal TPW #4

Un'intera, ininterrotta giornata di "psicanalisi". Siamo devastati... Settimio si è davvero consumato fino alle ossa per noi. Crisi. Riflessioni sul progetto. Ospiti inattesi. Turbamenti, voci amiche, nuovi abbracci.
E alla fine, "La quercia" by night. Vinicio Capossela a tutto volume, un milione di stelle con la luna, una quercia millenaria, erba alta e morbide colline. Indimenticabile.

mercoledì 21 luglio 2010

Lettere dal TPW #3

Oggi ho gustato il baratro. L'ho visto da lontano, ho preso la rincorsa e mi sono buttata senza paracadute. E' stata una delle emozioni più intense della mia vita e ho fatto gli scatti più densi, sentiti e belli di sempre. Il risultato estetico è solo una conseguenza del fatto che esista un senso profondo in ciò che fotografiamo, e non può che essere così. Non sono più qui a usare bene congiuntivi e condizionali. Ho finito di fare scatti fine a se stessi, di vagare senza bussola. Ora ho la chiave, ora ho il linguaggio, ora ho il contatto con me stessa.

Ho finalmente capito, in un lampo, cosa voglio fare nella mia vita. Clic, è scattato.

lunedì 19 luglio 2010

Lettere dal TPW #2

La mia testa oggi è stata talmente bombardata che, esausta, ha sganciato a propria volta il peso della sua stanchezza sulle gambe. Come dopo un esame ai tempi dell'università, mi fanno male le ginocchia. Sono devastata. E pensare che, a parte la corsa di questa mattina prima di colazione, sono stata seduta praticamente tutto il giorno. Settimio è una perla rara, una guida, un faro, una scossa di terremoto. Ti infila quei suoi occhi verdi dentro le viscere e ti rivolta le interiora. Rimescola, disfa i nodi, dipana la matassa dei dubbi e dei mille quesiti che ti sei sempre posto e vi dà una risposta. Una chiave di lettura, una formula.

Sono nella tranquilla penombra della mia camera, seduta a gambe incrociate sopra il copriletto bianco, dopo l'ennesima doccia rilassante. Tra mezz'ora cenerò insieme a tutti gli altri, profumi deliziosi scappano dalle cucine e si diffondono dappertutto solleticando la già scalpitante fame.

Adesso devo pensare. Il progetto che ho in mente prende forma e si sviluppa ora dopo ora. SO che sarà meraviglioso. Devo concentrarmi, chiudere tutto il resto fuori e fare silenzio dentro di me. Quello che è accaduto oggi nella limonaia non è nemmeno lontanamente immaginabile per chi non era presente.

Questo è un punto di non ritorno. Un ricordo di lacrime già sofferte si riaffaccia con la violenza di sempre, ma sono punte che feriscono per far guarire, non per lacerare.

Spogliarsi delle sovrastrutture. Togliere, togliere, togliere. Mollare gli ormeggi. Uscire allo scoperto. Questo è quello che sto facendo, questo è ciò che accadrà d'ora in poi. Venerdì sera sarò un'altra persona. Che dico, lo sono già.

domenica 18 luglio 2010

Lettere dal TPW #1

Sono nella mia stanzetta bianca con il pavimento in cotto, i mobili di legno e il soffitto a volta.
Ho da poco mandato via una cavalletta lunga a occhio e croce otto centimetri. Panico, io non reggo gli insetti che fanno rumori secchi quando si muovono.
Qualche ora fa il corridoio che porta alle stanze era inondato dalla luce rosa del tramonto. Mi sono fermata in cima alle scale, l'ho guardata e ho pensato a quanto sia fortunata.
Parole, parole, parole in giardino davanti all'aperitivo. Un bel gruppo, eterogeneo. Sono l'unica donna nel mio corso. Ho con mia grande fortuna trovato la modella che c'era l'anno scorso, mia omonima, che è esattamente il tipo di donna che volevo per i miei scatti. Ho per la testa un'idea folle: dopo questa settimana farmi i capelli come lei. Chissà se avrei il coraggio di tagliare la mia criniera... anche se è ormai tanto che vorrei rifarli corti. Vedremo... avrebbe se non altro un forte valore simbolico.
Sono in trepidante attesa di quello che succederà al mio interno durante una settimana che si preannuncia davvero ricca di spunti di riflessione. Cosa mi aspetto? Di portarmi a casa delle foto che abbiano un senso profondo per me, di mettermi fortemente in discussione e di confrontarmi con altre persone con tutte storie diverse tra loro. So che sarà anche molto divertente - già stasera avevamo le lacrime agli occhi per i racconti di Settimio e Giorgio (il suo assistente) sui loro recenti shoot - e sono certa che non dimenticherò mai questi giorni, tutti per me.

martedì 23 marzo 2010

Amy Arbus quote

"When I ask to photograph someone, it is because I love the way they look and I think I make that clear. I'm paying them a tremendous compliment. What I'm saying is, I want to take you home with me and look at you for the rest of my life"

(Amy Arbus)

domenica 14 marzo 2010

Orvieto - L'incontro perfetto



Questa città per me è sempre stata legata a ricordi di un non recente passato. Ci sono stata più di una volta, ma è stato come se fosse la prima. Non l'ho riconosciuta per come l'avevo percorsa a quei tempi, forse anche perchè in quest'occasione l'ho vissuta in modo sostanzialmente diverso, sia quanto agli aspetti logistici che sotto il profilo personale. La sua geografia mi è risultata del tutto inedita, a parte qualche fotogramma rimasto impresso da qualche parte nella mia memoria.
Prima sera, venerdì. Dopo cena, m'incammino per le vie della città verso il posto che più di tutti mi mancava: il meraviglioso, unico e inimitabile Duomo. C'è un'aria piuttosto fredda, le strade sono per così dire animate dal vociare di qualche gruppetto di giovanotti qua e là che non hanno il pudore di nascondere la meticolosa radiografia che mi fanno quando li oltrepasso. Le sole ragazze che vedo in giro sono tutte radunate al Caffè "Clan Destino". Le luci gialle dei lampioni creano la ben nota atmosfera pittoresca tipica dei borghi medievali di cui il nostro (disgraziato) Paese è colmo. Arrivo in piazza del Duomo ed è completamente deserta. Sulla sinistra una meravigliosa 2 Cavalli arancione, alla mia destra la maestosa cattedrale illuminata con discrezione. Cammino sui sampietrini rossi e neri che formano motivi triangolari e immediatamente vi riconosco una delle prime fotografie che avevo a suo tempo scattato con la mia compattina. Mi volto verso il fondo della piazza per scorgere un uomo all'interno di un bar, intento a giocare al flipper, anche lui solo. Mi soffermo un momento a pensare al tipo di vita che le persone del luogo conducono, mentre salendo gli scalini del Duomo mi avvicino alla grande porta centrale in bronzo. Ogni volta che lo visito rimango sbalordita dalla ricchezza delle decorazioni, che impreziosiscono letteralmente ogni centimetro quadrato di quel capolavoro di architettura. In quel silenzio irreale sono solo io davanti alla sua magnificenza. Come a volermi presentare in quell'incontro a due, vado a sfiorare con le dita gli smalti delle tesserine che disegnano i suoi splendidi mosaici. Sono minuscole, lisce, lucide, pulite, brillanti e formano geometrie perfette. E' una decorazione semplicemente incredibile. Alzo la testa e sento tutto il peso visivo di quel monumento. Mi piace che mi sovrasti, che mi dia quasi una sensazione di prepotente soffocamento. Come due amanti sconosciuti, ci lasciamo dopo questa ideale contemplazione reciproca, senza dirci nulla. E' un incontro perfetto.

sabato 6 marzo 2010

Il bisogno di uova



"Dopodichè si fece molto tardi, dovevamo scappare tutt'e due. Ma era stato grandioso rivedere Annie, no? Mi resi conto di che donna fantastica era, e di quanto fosse divertente solo conoscerla. E io pensai a quella vecchia barzelletta, sapete, quella dove uno va da uno psichiatra e dice: "Dottore, mio fratello è pazzo: crede di essere una gallina". E il dottore gli dice: "Perchè non lo interna?" E quello risponde: "E poi a me le uova chi me le fa?".
Beh, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna, e cioè che sono assolutamente irrazionali. E pazzi. E assurdi. Ma credo che continuino perchè la maggior parte di noi ha bisogno di uova".

(Woody Allen, "Io e Annie", 1977)