domenica 4 marzo 2012

Inchiostro di fotoni

Ci sono fondamentalmente due modi per cucinare la carne: la lunga cottura a fuoco lento dell'arrosto, aromatico e compatto, e la scottata rapida della bistecca, sanguinante e burrosa. Personalmente sono più per la seconda, sia in cucina sia, in senso figurato, nella vita. E infatti ho scelto la formula della bistecca anche per quella che è un po' una tappa immancabile per ogni fotografo: la stampa in camera oscura. Non avendo tempo e possibilità di dedicarmi a un corso di sei mesi, ho colto al volo l'opportunità di un workshop di due giorni tenuto da Samantha Marenzi, fotografa e stampatrice di esperienza ventennale.

Racconto la cosa già stasera, dopo sole quattro ore passate in sua compagnia, con davanti altre otto che mi vedranno domani di nuovo in quella stanza buia, illuminata solo dalla luce rossa alla quale gli occhi pian piano si abituano. Nella camera oscura tutto rallenta, lo scorrere dei secondi scandisce ogni operazione, in contrasto con la frenesia del mondo esterno. E' un microcosmo silenzioso, dove avvengono magie e tu ne sei lo stregone. Mai come in quella dimensione la fotografia esprime appieno il suo significato etimologico di scrittura con la luce, che passa attraverso il negativo portandone con sè la memoria e proiettandola sulla carta. E in quello spazio di mezzo, quei pochi centimetri che separano l'obiettivo dal supporto sottostante, tu puoi entrare fisicamente, a dire di nuovo la tua su quella storia raccontata in un momento precedente. L'ingranditore si spegne, immergi il foglio bianco nello sviluppo e in pochi secondi ecco la foto rivelarsi, proprio sotto i tuoi occhi.

Ho voluto che la mia prima stampa fosse un ritratto di Within al quale sono particolarmente legata. Il provino iniziale era una striscia che percorreva la foto nel mezzo, orizzontalmente, dove avrebbe raccolto il maggior numero d'informazioni sulla gamma tonale di quell'immagine. Ho visto gli occhi del mio soggetto letteralmente aprirsi dal biancore della carta e diventare scuri, insieme alla pelle del viso e lo sfondo nero che sembrava inghiottirlo. E' stato come rivivere il momento dello scatto. Nella stampa completa ho mantenuto lo stesso tempo, chiuso il diaframma di uno stop e mascherato per pochi secondi l'occhio più in ombra. E' bellissima. E' la mia storia di quel giorno, ora scritta nero su bianco con inchiostro di fotoni.

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